“Non c’è presa di coscienza senza sofferenza.
Non si raggiunge l’illuminazione immaginando figure di luce,
ma portando alla coscienza l’oscurità interiore.”

Carl Gustav Jung

Affermare che la vita di ogni essere umano sia accompagnata da sofferenza è quasi una banalità. Basta ascoltarsi o rivedere la propria vita per accettare questa semplice verità: un lutto, una malattia, una relazione finita male, un fallimento o una delusione che ha rotto un nostro equilibrio interno.

8

Questa esperienza ha cause ed intensità diverse a seconda delle specificità che ogni persona incarna; ogni sofferenza viene gestita con differenti strategie da ognuno di noi, in funzione della nostra età, degli strumenti che la vita ci ha permesso di apprendere e dell’intensità stessa del dolore. Ma nonostante la sofferenza sia un’esperienza privata, personale e spesso totalmente intima; la sua natura universale, che dunque tocca ogni uomo, la rende riconoscibile. Permette cioè di renderla leggibile e quindi narrabile. In una sola parola: condivisibile.

In questa azione, quella cioè di dare voce ad una ferita invisibile che ci abita, accade qualcosa di profondamente trasformativo: ci affidiamo. Affidiamo cioè il nostro sentire, sino ad allora rinchiuso in un labirinto di pensieri o in una prigione di emozioni, a qualcun altro; allo sguardo e all’ascolto di un’altra persona. Ed è qui che germina la possibilità che il dolore e la sofferenza si trasformino e siano veicolo per la ricerca di significati profondi della Vita.

Spesso le persone che hanno subito un trauma, anche violento, e riescono ad avere la volontà di chiedere aiuto e il coraggio di esplorare il proprio dolore, vanno incontro a ciò che tecnicamente viene chiamata crescita post-traumatica. Accade cioè che queste persone si sentono più consapevoli, più capaci di ascoltarsi ed ascoltare, con maggiore vitalità e finalmente capaci di accedere alla gioia. A loro dire, si sento migliori, di più anche di come erano prima dell’evento traumatico. Una sorta di miracolo umano, capace cioè di trasformare una materia nera, pesante e plumbea, in un movimento leggero e luminoso.

Un miracolo però accessibile a tutti, o almeno a coloro che, con coraggio, si affidano all’altro.