Un’enorme mega‑tsunami di 200 metri catturata dai satelliti scuote il pianeta con onde sismiche per nove giorni

La frana in Groenlandia: un evento sismico senza precedenti
La frana in Groenlandia: un evento sismico senza precedenti

Il 16 settembre 2023 la parte orientale della Groenlandia, nel fiordo Dickson, è stata scossa da un evento naturale di grande portata. Un enorme distacco di roccia e ghiaccio ha generato un megatsunami, provocando onde oscillanti note come seiche che hanno fatto vibrare la Terra in modo rilevabile dai sismometri di tutto il mondo (ma impercettibile all’uomo). L’accaduto ha messo in luce gli effetti del cambiamento climatico e ha mostrato quanto sia importante potenziare la ricerca per sorvegliare aree così remote.

Una catastrofe su scala imponente

Il volume del materiale staccato ha superato i 19.113.875 m³, cioè l’equivalente di circa 7.645 piscine olimpioniche. Le scogliere attorno al fiordo, alte 914,4 m, hanno amplificato la caduta. Il megatsunami risultante ha raggiunto un’altezza stimata di 198,1 m e ha percorso 3,22 km all’interno del fiordo Dickson. Anche se gli esseri umani non l’hanno percepito direttamente, la frana/avalanca ha fatto vibrare la Terra da Alaska fino all’Australia.

La missione SWOT, lanciata nel dicembre 2022, ha permesso di mappare il fenomeno con grande dettaglio, superando i limiti degli altimetri radar convenzionali che tracciano solo linee sottili (SWOT è la missione Surface Water and Ocean Topography).

Danni e scoperte scientifiche

I danni materiali sono stati significativi soprattutto per la postazione di ricerca disabitata sull’isola Ella, con perdite stimate in circa € 184.000. L’evento nel fiordo Dickson richiama lo tsunami mortale del 2017 nel fiordo Karrat, che distrusse 11 case e causò 4 decessi, sottolineando i rischi in aumento nelle zone artiche.

Il segnale sismico generato dall’evento è durato 9 giorni, con oscillazioni di circa 92 secondi, creando una sorta di “pistone gigante” che ha mosso la superficie dell’acqua in modo regolare. Kristen Svennevig del Geological Survey of Denmark and Greenland ha detto: “Quando siamo partiti in questa avventura scientifica, tutti erano perplessi”. Allo studio hanno partecipato oltre 70 ricercatori provenienti da 41 istituzioni internazionali e interdisciplinari, inclusi esperti come Alice Gabriel e Robert Anthony.

La tecnologia che ci aiuta a capire

L’analisi dell’evento ha sfruttato strumenti sismici globali, immagini satellitari e modelli numerici, permettendo uno studio approfondito. SWOT ha fornito dati precisi su una larghezza mappata di 48,28 km con una risoluzione di 2,44 m, aprendo nuove possibilità per la conoscenza degli oceani, come ha osservato il professor Thomas Adcock dell’Università di Oxford.

Le stime sulle ampiezze dell’oscillazione variano tra 2,59 m e 9,14 m, a mostrare la complessità di eventi simili, ma i modelli concordano sul fatto che la frana sia stata la causa scatenante. “SWOT rappresenta una svolta nella nostra capacità di studiare i processi oceanici,” ha commentato Thomas Monahan.

Verso una maggiore sicurezza

Le autorità stanno valutando opzioni di allerta precoce che combinino dati satellitari con rilevamenti sismici in tempo reale, perché serve dotarsi di strumenti avanzati per monitorare le aree più isolate. L’integrazione tra machine learning e fisica oceanica potrebbe migliorare le previsioni di eventi estremi, proteggendo comunità e rotte navali strategiche.

Questo episodio invita a riflettere sull’importanza della coordinazione globale e dell’innovazione tecnologica per affrontare le sfide ambientali e ridurre i rischi naturali. La frana in Groenlandia è un monito della forza della natura e un richiamo all’azione per capire e sorvegliare meglio i cambiamenti della Terra, soprattutto nelle regioni più remote e vulnerabili.