Quello che si sa è che le persone che soffrono di psicosi sono più interessati all’uso di cannabis rispetto ai non-psicotici, e che i consumatori abituali hanno un piccolo ma doppio rischio di sviluppo di disturbi psichiatrici rispetto ai non-fumatori. Come tutte le sostanze psicoattive, sia ad uso terapeutico che ricreativo, la cannabis non è una sostanza per tutti. Ma cosa aumenta la suscettibilità di una persona ad una reazione psicotica in conseguenza all’assunzione di cannabis?

Alla fine del secolo, l’idea che chiunque potrebbe essere predisposto ad una particolare reazione psicoattiva è stata in gran parte ignorata. Tuttavia, la ricerca genetica ha cambiato tanto della comprensione della salute psichiatrica. Invece di immaginare tutte le persone dotate dello stesso “sistema operativo psicologico”, oggi sappiamo che i geni determinano grandi differenze da persona a persona. Anche all’interno dello stesso individuo, i geni possono essere attivati ​​e disattivati ​​per tutta la vita a causa di fattori ambientali o dallo stress. Non è raro trovare persone che, dopo avere consumato cannabis, riferiscono esperienze spiacevoli tanto da costituire il deterrente ad un successivo uso della sostanza. Queste persone stanno riferendo inconsapevolmente del loro patrimonio genetico e della loro condizione psicologica generale. Naturalmente, sapere che esiste una differenza genetica non è la stessa cosa che comprendere la via biochimica attraverso la quale questa differenza si manifesta, e per il caso della cannabis, la specifica interazione genetica era sino a poco fa sconosciuta.

Fortunatamente, di recente è stato identificato il gene AKT1.

Diversi studi che coinvolgono i test genetici dei pazienti con schizofrenia, così come i loro fratelli (in modo da avere il materiale genetico il più possibile simile), hanno dimostrato che i portatori del gene AKT1 hanno un duplice rischio di andare incontro ad un disturbo psicotico, se hanno usato cannabis. Co-ricercatori che lavorano presso l’University College di Londra, Università di Exeter, e Kings College hanno deciso di esplorare questi risultati ulteriormente esaminando le reazioni acute dopo l’assunzione di cannabis in individui con e senza il polimorfismo del gene AKT1, per un totale di 422 consumatori di cannabis (308 maschi e 114 femmine) tra i 16 e i 23 anni. Ciò che hanno trovato è che gli anni di consumo di cannabis, il sesso, l’etnia, e dipendenza da cannabis (l’uso quotidiano) sembrava avere scarso impatto sulla osservazione dei sintomi acuti di natura psicotica, suggerendo che queste cose hanno poco a che fare con la suscettibilità ad una reazione avversa alla cannabis. Tuttavia, la presenza del gene AKT1 era effettivamente un predittore significativo dei sintomi psicotici. In altre parole, anche in individui senza storie familiari di schizofrenia, la presenza di questo polimorfismo del gene aumenta la reazione psicotica, direttamente dopo l’uso di cannabis.

“I fumatori di erba con la variazione del gene AKT1, fanno esperienza di distorsioni visive, paranoia e di altri sintomi simil-psicotici, più intensamente rispetto agli altri. Le femmine erano notevolmente più vulnerabili, rispetto ai maschi, per le difficoltà nella memoria a breve termine.”CJ Morgan

Come si verifica il problema?

AKT1 codifica per una proteina che ha una varietà di funzioni, una delle quali è una molecola di segnalazione a valle del recettore della dopamina D2.

”Noi vorremmo raccomandare a chiunque sperimenti sintomi come la paranoia o distorsioni visive dopo l’uso di cannabis, indipendentemente dalla questione genetica, di ridurre l’uso della sostanza”  – CJ Morgan
Poiché problemi nel sistema dopaminergico sono legati allo sviluppo della schizofrenia, e la cannabis può influenzare i livelli di dopamina, questo sembra una probabile via attraverso cui AKT1 influenza la reazione del cervello alla cannabis. Inoltre, indipendentemente dal percorso, il THC ha dimostrato di attivare AKT1 sia in colture cellulari e in altri mammiferi. Naturalmente, questa non può essere tutta la storia. In molte situazioni neurali complesse, più geni interagiscono o sono responsabili di risposta, il che significa che AKT1 non può essere l’unico marcatore genetico in gioco. Indipendentemente da ciò, sappiamo che c’è un’alta probabilità che avere questa caratteristica genetica predisponga a reazioni avverse dopo l’assunzione di cannabis.

Diviene importante quindi la diagnosi precoce dei pazienti e dei consumatori; l’idea che gli individui possano essere sottoposti a screening per i tratti psicologici e genetici che possono provocare interazioni negative, sembra promettente, e in alcuni casi, potrebbe salvare numerose vite. La cannabis offre una promessa per centinaia di patologie gravi, oltre ad essere utilizzata enormemente da ampie percentuali di popolazione. Tuttavia, a livello individuale, la decisione di usare o non usare una sostanza psicoattiva è complessa, con conseguenze reali, e tutti gli individui dovrebbero avere accesso a quante più informazioni possibili ai fini di tale decisione.