“Bassi livelli di endocannabinoidi potrebbe essere la causa sottostante numerose condizioni mediche, alleviate dalla cannabis.” – Ethan Russo
Nel 2004, il ricercatore statunitense Ethan Russo, attraverso la casa farmaceutica di cui è responsabile, la GW pharmaceutical, ha effettuato uno studio per esaminare il concetto di “Sindrome da carenza clinica di endocannabinoidi” (CECDS: Clinical Endocannabinoid Deficency Sindrome). Alla base di tale ricerca, vi è un’intuizione su cui il Dott. Russo ha sviluppato la propria ipotesi: è possibile spiegare una gamma diversificata di sintomi (cefalea, sindrome dell’intestino irritabile, fibromialgia e altre affezioni che rispondono positivamente al trattamento a base di cannabis terapeutica), come una mancanza dei cannabinoidi autoprodotti  dall’organismo (endocannabinoidi)?

Come già trattato su questo Blog, il sistema endocannabinoide (eCBs) è una complessa rete di modulazione cellulare costituita da recettori presenti sia nel Sistema Nervoso Centrale quanto negli altri organi, tanto da essere il sistema di recettori maggiormente presente nel corpo umano.

La domanda che ha orientato Russo nella sua ricerca lo ha condotto ad affermare come il sistema endocannabinoide possa essere considerato il substrato biologico attraverso cui comprendere la genesi dell’emicrania, della sindrome dell’intestino irritabile e della fibromialgia. Riferendosi alla sindrome ha inoltre spiegato come possa essere congenita oppure possa essere una condizione acquisita in seguito, per esempio, ad infezioni. Lo stesso concetto, secondo lo stesso Russo, può essere esteso ad altre manifestazioni cliniche, anche delle spettro psichico.

Successive ricerche hanno infatti seguito tale indirizzo di studio. McPartland, Guy, Di Marzo, nel 2014, hanno evidenziato che lo stress è il maggiore tra i fattori di rischio per lo sviluppo di disturbi d’ansia e dell’umore. Per gli autori, l’attivazione farmacologica del sistema endocannabinoide può essere un’effettiva strategia terapeutica per mitigare le conseguenze fisiologiche (produzione glucocorticoidi e alterazione dei ritmi circadiani) e le relative conseguenze cognitive, emotive e comportamentali (ansia, depressione) dello stress.

Hill e Gorzalka hanno studio come il sistema endocannabinoide, e in particolare il deficit del recettore CB1, sembra essere coinvolto nella genesi della melanconia, inclusi sintomi quali ridotto stimolo della fame, ansia, aumento dell’attivazione neurofisiologica , deficit nell’oblio di memorie negative (che porta dunque al pensiero ruminante, tipico delle persone in uno stato di depressione) ed una forte sensitività allo stress.  Sempre lo stesso recettore CB1 è coinvolto in situazioni quali l’anoressia e l’obesità e il disturbo post traumatico da stress.

In un altro studio, Jaeschke, Siwek e Dudek hanno individuato nella disregolazione del sistema endocannabinoide si è mostrata centrale nelle persone che avevano tentato il suicidio. Leweke, Mueller, Lange e Rohleder  hanno trovato che  vi sono le prime evidenze cliniche che un composto che modula il sistema endocannabinoide migliora i sintomi psicotici in maniera superiore, e con minori effetti collaterali, rispetto agli antipsicotici tradizionali.

E’ chiaro che il sapere accumulato sino ad ora non è sufficiente per un vero e proprio cambio di paradigma: tuttavia la portata di tale sviluppo della scienza coinvolgerebbe tanto le discipline specialistiche del corpo che quelle della mente. Il sistema endocannabinoide infatti sembra presidiare una gamma ampissima di funzioni tanto da permettere una revisione profonda su diversi campi del sapere medico. Tuttavia solo il tempo e la ricerca scientifica potranno effettivamente permettere un cambio di orizzonte nella comprensione e nel trattamento di sindromi mediche, di sintomatologie e di affezioni psicosomatiche.